venerdì 23 dicembre 2011

Il razzismo e la memoria corta


di Giulio Pica

A pochi giorni dalla mattanza di Firenze, per opera di un simpatizzante di Casa Pound, frettolosamente ed ipocritamente definito un “pazzo isolato”, sembra che la grande maggioranza degli italiani abbia già archiviato ciò che è successo quel 13 dicembre.

Un ragioniere cinquantenne, autoproclamatosi salvatore e paladino di un Paese allo sbando soggetto all’invasione di ebrei, extra-comunitari e zingari sporchi e cattivi, uccide due cittadini senegalesi e ne ferisce altri tre.

Immediatamente sul web compaiono messaggi di esaltazione dell’eroe bianco che si è immolato per ripulire l’Italia da poveri immigrati che, con la loro semplice presenza, contaminano la purezza della razza italica mettendo a rischio la già fragile identità del Paese.

Ci si è accorti che anche nell’Europa mediterranea serpeggiano l’ideologia razzista ed il mito della presunta superiorità della razza bianca, che ingenuamente si credeva fossero un fenomeno limitato ai paesi del Nord Europa e che invece sono stati ampiamente rispolverati, negli ultimi 20 anni, da formazioni politiche come la Lega Nord e dalla miriade di gruppi della destra neo-fascista cresciuti all’ombra dei vari governi Berlusconi.
La polemica contro l’Europa della finanza e dei banchieri, l’attenzione ai ceti meno abbienti che devono essere difesi contro gli usurai e le banche, a patto che siano italiani ed abbiano la pelle chiara, si accompagna al disprezzo per gli stranieri, meglio se Rom o africani dalla pelle nera.
Casa Pound, ad esempio, è molto abile nel mostrarsi all’esterno come associazione di promozione sociale, presente nei quartieri più disagiati delle città, fortemente avversa al governo Monti e a coloro che sono considerati gli emissari italiani della BCE.

Se però si osserva attentamente ciò che scrivono i suoi associati sui loro volantini o se, più semplicemente, si rispolvera la biografia del poeta Ezra Pound , grande estimatore del fascismo e della repubblica di Salò, ci si rende conto che questi “bravi ragazzi” tanto impegnati nel sociale, sono tra gli artefici della diffusione di un’ideologia razzista che non facilita certamente il dialogo e la convivenza tra i popoli.

Ai leghisti e a tutti quelli che, in qualche modo, tollerano la propaganda razzista, bisognerebbe ricordare che i senegalesi non hanno mai torto un capello a nessuno, che i sudafricani hanno subìto per anni l’apartheid ed il dominio dei bianchi nella loro propria terra e che, grazie alla guida di Nelson Mandela, sono riusciti a superare quel periodo senza accanirsi contro i loro sfruttatori, ma favorendo il passaggio ad un nuovo assetto democratico attraverso un percorso fondato sull’inclusione anche di quei bianchi che per anni sono stati i loro sfruttatori.

Quindi , proprio ora che si avvicina il Natale, sarebbe opportuno far comprendere a questi strenui difensori dell’Europa bianca e cristiana, che le razze non esistono e sono un’invenzione di chi, seminando l’odio tra i popoli, cerca di consolidare le proprie posizioni di potere costruite abilmente sulla paura del diverso.