lunedì 21 novembre 2011

Vergognarsi


di Rosario Grillo

"Non aver nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi significa che le istanze del conformismo e della omologazione lavorano per…rendere visibili ciascuno a ciascuno, per togliere di mezzo ogni interiorità come un impedimento, ogni riservatezza come un tradimento, per apprezzare ogni volontaria esibizione di sé come fatto di lealtà se non addirittura di salute pubblica". (U. Galimberti, L’ospite inquietante)

Premessa: recuperare il senso della vergogna è positivo, contro l’opinione corrente, molto volgare.

Per rispondere all’osservazione di quanti lamentano l’assurdità nella denominazione di questo blog ( vergognarsi ), si richiede, a mio avviso, una sua attenta considerazione, così da sviscerarne le implicazioni e da coglierne le peculiarità attive.

Il verbo è riflessivo e fa pendant con la parola vergogna. Ci immette naturalmente sul terreno della psiche umana integrata alle manifestazioni sociali. Riflessività correlata ad una individualità interiore, specchio della soggettività più autentica.

Lontani dalla morbosità del voyeurismo e/o da un’introspezione attenta solo ai lati patologici della psiche, ci portiamo invece vicino ad una dimensione logica ed insieme etica dell’essere umano : quella dell’Autocoscienza.

Parola per tanti versi inattuale, quest’ultima! Va recuperata per essere proposta come momento fondamentale nel farsi dell’Io, passaggio centrale della “ formazione “ – la Bildung tanto cara al movimento romantico e alla scuola dell’Idealismo -.

L’autocoscienza è una fase critica ed insieme attivo-dinamica del divenire dell’Io, rientra nella sfera della soggettività (Io ) e nella sfera della società ( Io comune ). Tramite l’autocoscienza si resiste all’espropriazione dell’interiorità – la sfera inviolabile del privato – propiziata da un conformismo dilagante e dall’omologazione più mortificante. Con essa ci si riappropria dell’individualità – libertà nell’accezione nobile di Libertà dell’ “ esse “ – e si instaura un approccio dialettico virtuoso tra privato e pubblico senza disattendere i doveri sociali.

“ Vergognarsi “ a questa stregua perde la connotazione più faziosa, ostile, vendicativa ed antisociale per assumere una veste propositiva e cooperativa, del fare con gli altri con cognizione di causa e con piena consapevolezza sociopolitica.