mercoledì 7 dicembre 2011

L'alba della fine dei Casalesi: arrestato Michele Zagaria


di Alessandro Bovo

Una Toyota Corolla. Ore 13.00. Moltissime persone che applaudono.


Questi sono gli ingredienti per un perfetto arresto, da parte degli agenti della DIA, di un boss mafioso.

Michele Zagaria, conosciuto anche con il nome de “Il Croato”, è stato arrestato oggi nel suo bunker, sotto un’anonima palazzina nel centro di Casapesenna, sua città natale.

L’operazione ha richiesto l’intervento di 350 agenti, per la perquisizione di 53 stabili, guidati da Vittorio Pisani.

Il procuratore Giandomenico Lepore ha affermato: “vado in pensione ben contento, questa era un regalo atteso e che mi era stato promesso” mentre Piero Grasso, il capo della procura antimafia: “è stata tagliata la testa del casalesi”.

Difatti Zagaria era il capo dei Casalesi, che ora si trovano un passo più vicini alla fine, in una lotta tra Stato e criminalità organizzativa che continua dall’unita d’Italia.

Michele Zagaria ha 53 anni, era latitante dal 1995 e l’8 febbraio 2000 era stato emanato un mandato di arresto internazionale, per le accuse di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, rapina e tanti altri reati.

L’arresto del boss segna un grande passo per lo Stato italiano, anche se “il fatto che sia stato catturato nella sua zona, dopo una latitanza pluriennale, è la prova che la rete sociale di protezione dei capi camorristi continua a essere uno degli ostacoli più consistenti all’azione repressiva dello Stato”, come dice l’ex senatore PDL Alfredo Mantovano.

Parole dure, ma purtroppo veritiere: Zagaria viveva in un bunker nel centro del suo paese d’origine, e solo con la complicità dei cittadini, non fedeli del boss ma impauriti dal suo potere, ha potuto continuare a farlo fino a oggi.

Ma all’arresto, la scena si ripete ancora una volta: la folla che applaude i coraggiosi agenti impegnati nell’operazione, offese all’ormai ex capo mafioso, mentre ai passanti a cui si chiede se oggi è una bella giornata, loro si limitano a dire: “Boh. C’è il sole, forse si…”

Ricordo le immagini dell’arresto di Domenico Raccuglia, arrestato nel 2009 a Calatafimi (provincia di Trapani). Una folla di giovani, a cantare a squarciagola l’inno nazionale italiano davanti alla questura di Palermo, dove il boss era stato condotto.

Sono scene forti, che dovrebbero avvenire più spesso, in cui viene mostrata la libertà di uomini soppressi dal potere delle mafie, che sembra quasi troppo forte da sconfiggere.

Ma sarà sempre così?